A cura di Anna Logorelli

Nonostante non si conosca con certezza la data in cui questo fenomeno ha avuto inizio, l’industria 4.0 si è già diffusa in tutto il mondo. Essa, con un maggiore utilizzo dei dati e della connettività, attraverso l’utilizzo degli open data e del cloud computing, insieme all’analytics, che consente di ricavare dati dalla Rete e di rendere più efficiente il ciclo produttivo; grazie all’interazione tra l’uomo e le macchine, si propone di imprimere un cambiamento fondamentale nell’industria mondiale, e prova ne è il fatto che essa venga definita come frutto della quarta rivoluzione industriale. Il primo Paese europeo a sviluppare piani per l’inserimento di tecnologie 4.0 è stata la Germania, seguita dalla Francia e dal Regno Unito. Anche il nostro Paese si sta muovendo nella stessa direzione, attraverso il Piano nazionale per l’industria 4.0 presentato il 21 settembre 2016 e inserito nella Legge di Bilancio del 2017. Gli obiettivi di questa legge sono: rendere le imprese interconnesse fra loro, in modo da adeguarsi alla quarta rivoluzione industriale, potendo investire in ricerca e sviluppo e formando professionisti del settore. A distanza di un anno, qualcosa è stato fatto: nel settore agricolo, ad esempio, si punta a controllare i terreni attraverso droni e telecamere, che possono essere gestiti anche da lontano; nel settore dell’artigianato, invece, per evitare che esso scompaia anche a causa dell’assenza di manodopera, ci si adegua alla domanda e si diventa 4.0. Per quanto questi siano ancora soltanto dei primi passi, anche la nostra industria sta diventando innovativa, arrivando a competere con le grandi industrie mondiali.