di Alfredo Marini-

È con noi il giovane notaio Federico Castorina, ex studente Luiss e Presidente della Fondazione Cultura Democratica, impegnata nello sviluppo di politiche progressiste ed innovative. 

Lo intervisto per capire meglio come i giovani impegnati in politica al giorno d’oggi vogliano affrontare alcuni temi di stretta attualità.

 

La crisi Covid-19 ci è piombata addosso senza darci tempo di reazione. Da crisi sanitaria si sta trasformando in crisi economica (la decrescita del nostro PIL è data intorno al 9%). La oramai tanto attesa fase 2 è iniziata, ma permangono molte incertezze. Come possiamo far ripartire l’Italia in maniera corretta? 

 

Tutelare la nostra salute dai pericoli del Covid-19 ha imposto enormi sacrifici a cittadini e imprese. L’Italia, al pari di altri Paesi, ha vissuto due mesi di lockdown all’insegna del coraggio e della speranza, consentendo al Sistema Sanitario Nazionale di affrontare con successo la fase più acuta dell’epidemia.

 

Ora è arrivato il momento di guardare al futuro. Dobbiamo immaginare un nuovo modello di crescita sostenibile che realizzi un benessere equo e sostenibile per tutti.

 

Le Istituzioni democratiche dovranno attuare rapidamente politiche pubbliche innovative per accrescere la competitività e sostenere una ripresa duratura. Penso, in particolare, ad una grande stagione di investimenti pubblici per potenziare le infrastrutture fisiche e digitali soprattutto del Mezzogiorno; ad incentivi per l’innovazione tecnologica delle PMI e ad un piano di promozione e tutela del Made in Italy.

 

La crisi Covid ha solo acuito tendenze già in corso di sviluppo, mi riferisco soprattutto alle diseguaglianze sociali. A tal proposito sarei curioso di sapere quali politiche sociali sarebbero idonee ora e nel prossimo futuro. 

 

Le uniche valide risposte alla crisi sociale che sta per esplodere saranno l’istruzione e il lavoro. Il Reddito di Cittadinanza, attraverso il farraginoso sistema dei “Navigator”, ha fallito la propria missione di guida verso la ricerca di nuove occupazioni.

 

Penso sia necessaria una vera rivoluzione copernicana. Chi riceve un reddito dallo Stato deve svolgere un’attività a favore della collettività. Può trattarsi di lavori socialmente utili a livello comunale o di percorsi di inserimento lavorativo all’interno di imprese che abbiano fornito la propria disponibilità. L’importante in questo momento è non spaccare il Paese tra chi deve sostenere il peso della ripartenza e chi, pur ricevendo un sussidio pubblico, non concorre allo sforzo collettivo che ci aspetta.

 

Infine non dobbiamo dimenticare: le famiglie, gli asili, gli affitti e le bollette da pagare. Anche chi lavora spesso si trova in difficoltà, soprattutto se contemporaneamente deve prendersi cura dei figli o di persone non completamente autosufficienti. Servono misure concrete. Nessuno dovrà rimanere indietro.

 

La storia insegna che i momenti di cambiamento che mettono in discussione il presente chiamano le giovani generazioni ad un rinnovato attivismo. Secondo te quale è il ruolo politico delle giovani generazioni oggi? Quali le battaglie cruciali per esse? 

 

Le nuove generazioni non possono rimanere a guardare mentre sono altri a decidere per il nostro futuro. È il momento di essere protagonisti delle scelte che definiranno l’Italia e l’Europa dei prossimi vent’anni.

 

Penso alle battaglie per un’istruzione di qualità, per un modello di crescita sostenibile, per una sicurezza sociale che garantisca a tutti una casa, un lavoro e degli affetti; in una parola: un futuro.

 

È il momento di farci sentire. Oggi molti di noi rivestono ruoli di responsabilità. Altri stanno svolgendo studi di eccellenza. Dobbiamo unire idee e competenze per immaginare politiche pubbliche innovative.

 

È questo il senso del nuovo progetto Restart Italia! (https://www.culturademocratica.org/restart-Italia) lanciato dalla Fondazione Cultura Democratica. Organizzeremo 10 tavole rotonde digitali tematiche aperte ai migliori giovani e presenteremo le proposte che elaboreremo insieme a Governo e Parlamento.

 

Concludiamo con un tema scottante. L’unione europea è oramai al centro del dibattito politico. Tra chi ne decreta la morte, forse in maniera inconsapevole, e chi ne dichiara l’immobilismo voglio chiederti; quale futuro sogni per l’Europa?

 

I meccanismi decisionali intergovernativi europei hanno mostrato durante questa crisi tutta la propria debolezza.

 

Nonostante ciò  sono stati raggiunti obiettivi straordinari in tema di solidarietà europea. Penso a strumenti come SURE, contro la disoccupazione involontaria, ed al nuovo MES privo di condizionalità, per le spese sanitarie dei singoli Stati. Anche la prospettiva degli Eurobond, inimmaginabili fino a poco tempo fa, appare oggi più che concreta.

 

Ma per affrontare le sfide che ci riserva il futuro penso sia necessario riconoscere maggiore centralità al Parlamento Europeo rispetto al Consiglio ed introdurre l’elezione diretta del Presidente della Commissione Europea.

 

Soltanto così avremo un’Europa forte e unita, democratica e solidale: gli Stati Uniti d’Europa.