di Chiara Verdone-

Il grave shock economico potrebbe innescare diffusi default nell’economia reale, specialmente fra le famiglie e imprese che erano già troppo indebitate”. Queste le parole di Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea (BCE), la quale ha preso parte alla Commissione Affari economici e monetari dell’Europarlamento come Presidente del Comitato europeo per il rischio sistematico. Lagarde ha manifestato “timori per i livelli di debito pubblico che potrebbero riemergere, come risultato delle misure di sostegno all’economia prese dai governi”.

Secondo Lagarde, “la proposta della Commissione europea per una revisione del Budget pluriennale ed il Next Generation EU” sono decisivi. Ha, poi, aggiunto che sarà importante un’adozione rapida del pacchetto dal momento che ogni ritardo potrebbe generare effetti negativi, causando un aumento dei costi e, quindi, delle necessità di finanziamento della crisi. Quella attuale è, secondo la Presidente della BCE, “la più grande emissione sovranazionale in euro mai fatta, che associata a questa proposta, può anche avere un impatto positivo sul ruolo internazionale dell’euro”.

Dal punto di vista di Lagarde, il PEPP è “lo strumento più adeguato nel nostro arsenale per rafforzare l’impulso di politica monetaria”, rimarcando come la BCE abbia deviato dalla capital key.

Cosa è il PEPP?

L’obiettivo del Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) è quello di ottenere e mantenere una politica monetaria piuttosto accomodante. La BCE vuole evitare la frammentazione, ovvero gli spread troppo ampi che vanno a gravare in particolar modo sui Paesi più indebitati e che, di conseguenza, generano un aumento del costo del denaro e del debito.

Il nuovo PEPP temporaneo di acquisti di titoli di Stato per emergenza pandemica viene istituito per fronteggiare la situazione straordinaria dovuta al Covid-19. Il programma è entrato in atto nel Marzo 2020, aggiungendosi al Quantitative Easing 2 (il programma standard).

Come anticipato, il PEPP è temporaneo e dovrebbe terminare il 31 dicembre 2020 o quando la BCE riterrà che la fase cruciale causata dal Covid-19 sia terminata. Non si escludono possibili proroghe, sulle quali punta l’intero mercato.

Esso prevede alcuni obiettivi al fine di rafforzare la flessibilità che lo caratterizza, a differenza del programma standard. Tuttavia, non include il rivestimento del capitale rimborsato dei titoli di Stato in via di scadenza.

Al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati tramite il PEPP, la BCE ha individuato dei “limiti autoimposti” in modo da garantire la proporzionalità dell’intervento rispetto ai rischi da fronteggiare. Tra questi limiti vi è, in primis, una sospensione del tetto riguardante le singole emissioni ed il singolo emittente; secondariamente, l’adozione di un approccio più flessibile circa la composizione degli acquisti, trasformando la chiave capitale (ovvero l’allocazione degli acquisti secondo lo schema di sottoscrizione della BCE) in benchmark; in terzo luogo, è stata prevista un’estensione a 70 giorni della gamma di titoli di Stato acquistabili nel PEPP ed alla fine, con lo scopo di contrastare la situazione emergenziale, sono stati considerati idonei, per gli acquisti del PEPP, anche i titoli di Stato greci “junk bond” (ovvero titolo obbligazionario dal rendimento elevato ma caratterizzato da un alto rischio per l’investitore).

In altre parole, la BCE ha deciso di intervenire in maniera più forte sul sistema economico e finanziario europeo, generando, essenzialmente, un aumento della moneta in circolazione nell’Eurozona. Infatti, agli acquisti per 2,85 miliardi effettuati tramite il Quantitative Easing2 “standard”, la Banca Centrale Europea ha acquisito ulteriori titoli di stato italiano per 37,36 miliardi. Riguardo alla situazione degli acquisti di debito italiani (superiori al 30% del totale benchè la quota italiana nel capitale della BCE sia del 17%), Lagarde ha chiarito che “la capital key fornisce un’indicazione generale sugli acquisti, ma non deve essere applicata ogni volta, possono esserci deviazioni”.

Questa manovra garantirà un contributo “da parte dei programmi di acquisto del settore privato”. La BCE ha, infatti, annunciato che questa decisione “in combinazione con l’attuale programma di acquisto di attività”, concorrerà a garantire “condizione di finanziamento favorevoli per l’economia reale in tempi di maggiore incertezza”.

Per quanto concerne le risorse utilizzate dal recovery fund, queste, fino al 2020, saranno quelle del meccanismo europeo di stabilità (MES) e del piano Sure (elaborato dalla Commissione con lo scopo di sostenere le spese per la disoccupazione in tutti gli Stati Membri). Saranno, poi, ad esso complementari altri interventi della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ed il PEPP. Il pacchetto sarà oggetto di un ulteriore consiglio europeo straordinario a luglio, al fine da raggiungere l’intesa finale. Angela Merkel ha manifestato il suo interesse a varare il piano durante il semestre tedesco di presidenza dell’UE (che inizia a luglio), mentre il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, spera in un’intesa prima dell’estate. Tuttavia, le trattative con gli Stati Membri non saranno certo semplici. Infatti, Olanda, Danimarca, Austria, Belgio, Irlanda, Lituania ed Ungheria hanno sollevato critiche al Recovery Fund. Al centro delle polemiche vi è la Polonia la quale, pur non essendo stata colpita in particolar modo dall’emergenza pandemica, riceverà quasi 64 miliardi di euro tra sussidi a fondo perduto e prestiti mentre il Belgio riceverà poco meno di 6 miliardi nonostante abbia presentato il più alto tasso di mortalità. Si può dunque comprendere come la distribuzione delle risorse sia divenuto un argomento piuttosto sensibile. Per tali ragioni, Lagarde ha sottolineato come, affinchè “il mercato unico funzioni come motore per la convergenza, le aziende europee devono competere su condizioni simili. A beneficio di tutti, la spesa europea dovrebbe puntare a ristabilire parità di condizioni e a sostenere i più colpiti dalla crisi”.