Volo solo andata

a cura di Francesca Coletta
Così iniziano le esperienze di ogni studente erasmus: biglietto tra le mani, valigia strabordante di qualunque mezzo di sopravvivenza disponibile ( macchina del caffè compresa), lacrime timide e silenziose asciugate dall’irresistibile voglia di conoscere il mondo. Copenhagen la mia meta: meravigliosa capitale nordica, dove lo stato sociale non è solo utopia, ma viva e vibrante realtà. A dispetto del gelo artico annunciatomi, trovo giornate illuminate dai riflessi del sole sulle acque del nord e una città intenzionata a godere dell’ultimo caldo prima del lungo inverno. Non può sfuggire come la vita nel nord Europa scorra con un andamentomeno frustrante e meno meccanico rispetto alla vita in un qualunque altro stato europeo. Si avverte un ossequioso rispetto nei confronti dell’ambiente, come fosse il più naturale degli istinti eviaggiare in macchina è quasi una eresia, un gesto di superficialità difficilmente tollerato. Monto in sella all’unico mezzo di trasporto socialmente accettato ( la bicicletta), pedalo ed intenzionalmente mi perdo tra i tentacoli della città, non come farebbe un turista frettoloso, ma come una ragazza del posto, per trovarmi inaspettatamente dinanzi a paesaggi indescrivibili, fatti di verde smeraldo alternato alla maestosità del design moderno che gioca ad imitare la natura. Così mi appare la città: un gioiello prezioso sapientemente curato e progettato per essere dimora sicura dei tanti che lo abitano, per non essere un “non luogo”.La cura e la bellezza delle morbide ed imponenti linee del design urbano invitano ad abitare la città, a viverla, creando un rapporto uomo-spazio quasi surreale. Mi chiedo fin da subitoquale siano stati gli ingredienti di questa riuscitissima ricetta. Il modello danese, noto per essere caratterizzato dalla cosiddetta “flexsecurity”, flessibilità economica unita a sicurezza sociale,non è perfetto e a fatica può essere esportato altrove. Congeniato per una popolazione esigua, con lo scopo di assicurare piena occupazione, è riuscito nel tempo a portare benessere e servizi di altissimo livello. Dicono. Scavando più a fondo anche qui si trova difficoltà nel ricollocamento nel settore del lavoro soprattutto per i lavoratori altamente qualificati e probabilmente troppa mobilità (un danese cambia in media 5 datori di lavoro nel corso della sua vita ).
Tra i discorsi dei primi giorni di permanenza in questa nuova città, quello sul sistema danese diventa dunque il prediletto, sia che il mio interlocutore sia danese o che arrivi da luoghi più disparati del mondo. Percepire che i miei amici australiani, americani, cinesi abbiano avuto il mio stesso impatto con la città, non può che sottolinearecome anche nelle più frizzanti politiche economiche extraeuropee si guardi con ammirazione il modello di vita nordeuropeo.
Entrare in contatto con questo avanzato stato sociale costringe chiunque ad affrontare una seria riflessione al di là di ogni appartenenza politica: è possibile raggiungere un livello di stile di vita prossimo a quello danese? Se si, come? Da qui inizia dunque la mia personalissima esperienza erasmus, certa che non collezionerò soltanto indimenticabili esperienze di vita e di studio, ma che da questa città inizierà un nuovo percorso di vita, di solo andata.

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