Un radicale alla guida del Labour

A cura di Matteo Politano –
Jeremy Corbyn, classe 1949, il candidato della sinistra pacifista e anti-austerity, ha vinto le primarie dello storico partito britannico lo scorso 12 Settembre con il 59,5 % dei consensi: un risultato netto con cui ha sbaragliato alla prima votazione i tre avversari. Corbyn “il rosso”, parlamentare, succede a Ed Miliband, che si era dimesso dopo il disastroso risultato delle politiche dello scorso 7 maggio che avevano visto la conferma dei conservatori di David Cameron. Il Guardian scrive che “parla come un essere umano, di problemi reali” e il premio Nobel per l’Economia Stiglitz lo difende. I cardini del suo programma sono porre fine all’austerità, imporre più tasse ai ricchi e rinazionalizzare alcune imprese, a cominciare dalle ferrovie. Preferisce Hamas e Hezbollah a Israele e crede che gli Stati Uniti siano all’origine della maggior parte dei mali. I suoi discorsi sono contro il nucleare, per la ristrutturazione della Difesa, per la riduzione dell’inquinamento e la messa al bando a Londra di tutti i veicoli con motore diesel. Nelle ultime settimane erano scesi in campo gli ex premier Tony Blair e Gordon Brown, preoccupati per l’eventuale sterzata a sinistra del partito. Corbyn ha rivendicato il legame “organico” con il sindacato e denunciato come un “attacco alla democrazia” la riforma messa in cantiere dal governo conservatore per limitare il diritto di sciopero; ha chiamato “il partito e il movimento” laburista all’unità per “una società migliore e quanto più decente per tutti”. Il contrario di quello che accade con l’austerità introdotta dal governo Cameron, che “non è giusta, non è necessaria e deve cambiare” perché produce “disuguaglianze grottesche”. Ma di Corbyn colpisce soprattutto una sua citazione: “Da Marx abbiamo molto da imparare”, pronunciata durante il più popolare talk-show politico della BBC e pubblicata sulle prime pagine di tutti i giornali del regno: reintrodurre nella costituzione del Labour la vecchia clausola del 1918 sul “possesso pubblico dei mezzi di produzione” (cancellata da Blair vent’anni fa). Era lecito immaginare che dopo aver perso due elezioni consecutive su posizioni a sinistra del blairismo, si tornasse a una linea più moderata per cercare di vincere alla prossima occasione. Invece la scelta è stata di spostarsi ancora più a sinistra. Si inserisce, con Tsipras e Podemos, nel solco di una sinistra vecchia e populista tanto in politica estera quanto interna. Tuttavia, la fabbrica del carisma colpisce ancora. Non è importante la ragionevolezza di ciò che proponi, ma come lo proponi. Non è importante il contenuto dell’opinione, ma che se ne abbia una forte rispetto agli altri. Forse proprio questo è l’aspetto più interessante e pericoloso della democrazia del ventunesimo secolo.

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