La Rai che vuole uccidere la verità

A cura di Ermanno Mattia Zanolini

La nomina di Daria Bignardi al ruolo di direttrice del terzo canale della Rai sembra coincidere con l’ipotesi di una riforma della TV pubblica e del suo palinsesto. Gli ultimi sondaggi hanno evidenziato una disaffezione da parte degli italiani, che sembrano non gradire più i programmi proposti dalla tv nazionale. Solo eventi come il “Festival di Sanremo”, gli intramontabili classici come la serie di “Don Matteo” e i programmi serali come “Affari tuoi” riescono ancora a suscitare l’interesse e la partecipazione del telespettatore. Tra i cambiamenti più significativi controversi ci sarebbe la cancellazione del programma d’inchiesta “Report”. Condotto dalla giornalista Milena Gabanelli -donna forte, tenace e coraggiosa-, negli ultimi anni ha denunciato le nefandezze commesse da importanti protagonisti della politica, dell’industria e della finanza del nostro Paese, scoperchiandone tranelli, inganni e giochi di potere. Di qualche ora fa la smentita della Bignardi che esorta i telespettatori a non credere alle false notizie che circolano in rete: <<Non cancellerei mai programmi di eccellenza quali Report o Presa Diretta: sono qui per costruire non per distruggere>>. Del resto togliere voce a quei professionisti che da sempre hanno avuto il coraggio di usarla per difendere i diritti della collettività e sfidare il potere sarebbe un grave errore; un errore dettato dalla scelta politica del governo di rappresentare agli italiani uno stato trasformato in un’isola che non c’è con a capo un Peter Pan che, a differenza dell’originale, vola solo con slogan e promesse mai mantenute.
Eppure il palinsesto Rai potrebbe essere migliorato in molti modi, implementando ad esempio la produzione di serie TV quali “Braccialetti Rossi” o “Il Commissario Montalbano”, che tanto successo di pubblico hanno riscosso; oppure rendendo quei pochi talent show non comprati dalle tv private realmente competitivi e trasformandoli in vere e proprie fucine di talenti. “X Factor” sopravvive anche per il successo che i suoi concorrenti conseguono dopo la trasmissione e la competizione; voi avete mai sentito parlare di un disco prodotto dai vincitori di “the Voice”? Probabilmente no. Questo perché ai direttori della Rai non interessa scuotere il mercato ma sfruttare i sogni di poveri ragazzi che non sono mai riusciti a sfondare nel mondo della musica pur avendo discrete abilità canore, e si accontentano di raggiungere percentuali d’ascolto accettabili, ma sicuramente non adeguate agli elevati costi della nostra tv generalista.
La verità deve essere tutelata, non soppressa. Anton Cechov una volta ha scritto: <<Si dice che la verità trionfi sempre, ma questa non è una verità>>. Speriamo che Cechov si sbagli e che programmi come “Report” e “Presa Diretta” possano non solo essere mantenuti, ma anche maggiormente tutelati nella lotta per la verità.

Facebook Comments Box
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest