Avanti ragazzi del ’99!

A cura di Alberto Rando

L’appello di fine anno del Presidente della Repubblica ai giovani: votate.

Il nostro Capo dello Stato, il professor Mattarella, nel suo discorso di fine anno ha citato l’esempio dei celebri “ragazzi del ‘99”, spronando i nuovi 18enni (nati appunto nel 1999) ad andare alle urne ed esprimere il loro voto nelle Elezioni Politiche del prossimo 4 marzo.

E’ utile ricordare che, esattamente, cent’anni or sono, nel 1918, vennero mandati al fronte i giovani italiani, nati nel 1899, per contrastare l’esercito austro-ungarico, il quale dopo Caporetto, era avanzato sino al Piave, minacciando l’intera Pianura Padana.

L’accostamento fa un certo effetto ed ha una notevole potenza evocativa, tuttavia cerchiamo di capire meglio le differenze e le somiglianze tra oggi ed il secolo scorso; perché la Storia non è semplice narrazione di fatti passati, ma è il modello e l’ausilio per le nostre azioni future.

Nel Primo conflitto Mondiale il Regno d’Italia, dopo la disfatta di Caporetto, si trovava in seria difficoltà, poiché le forze dell’Impero Asburgico erano penetrate nel territorio nazionale, arrivando a pochi chilometri da Venezia. Il Governo di Unità nazionale deliberò di arruolare gli italiani della classe 1899, per arginare l’avanzata nemica. Migliaia di ragazzi abbandonarono chi la scuola, chi i campi, chi la bottega (tutti in egual modo la famiglia) per difendere la Patria.

Non dimentichiamoci che chi non si presentava era considerato disertore, reato punibile con la fucilazione; dunque non esaltiamo inconsciamente la solerzia di quei giovani: molti avrebbero fatto a meno di arruolarsi. Tuttavia questo aspetto obbligatorio della chiamata non svilisce l’entusiasmo che la nuova leva diede, né tanto meno l’apporto che fu rilevante per la vittoria finale.

Mutatis mutandis, anche i nuovi ‘99 son chiamati a riparare le disfatte e gli errori di chi era più grande di loro; fortunatamente oggi non ci sono armate nemiche pronte ad invadere il Paese, nessuno verrà fucilato se non si presenta alle urne, anche se è sconfortante saper che 7 ragazzi su 10 dichiarano di non voler votare.

Questo parallelismo porta a compiere due riflessioni: la prima è che rimane l’abitudine tipicamente italiota di confidare nei “posteri”, con le solite frasi retoriche, del tipo: “voi siete il futuro”, “cambierete il mondo col vostro agire/votare”; parole, parole, parole!!.

Questo è l’atteggiamento (immaturo ed inutilmente adulatorio) di chi sa’ di non aver lasciato in eredità nient’altro che disfatte, la famosa “Italia caporettiana” genialmente descritta nel saggio storico di Mario Silvestri: ”Caporetto”, oggi incarnata da un orizzonte politico senza identità e coerenza.

La seconda riflessione, invece, riguarda proprio il paragone tra le due classi: i 1899 e i 1999, ossia i veri destinatari del discorso tenuto dal Presidente della Repubblica Italiana il 31 dicembre 2017.

I primi divenuti simbolo di coraggio, sacrificio, maturità precoce; i secondi, invece, dai dati prima riportati sulla maggioranza di astenuti (quasi il 70%) sembrano l’ennesima prova del trionfo dell’individualismo più bieco, della distanza tra la politica e la società, insomma il capolinea della Storia.

Chi scrive ha 2 anni (classe’ 97) più dei nuovi “ragazzi del’99”, ed è effettivamente un fratello (di poco) maggiore, che però si unisce al messaggio del Capo dello Stato, con una sfumatura leggermente romantica: votate consciamente e ognuno con il proprio cervello, stupiteci! Fatelo prima di tutto per voi, dimostrate di essere migliori, affinché la nostra Italia resisterà sempre sul Piave!

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