di Marco Romolo-

Usciti dalla culla della società occidentale, noi europei abbiamo esplorato il mondo, lo abbiamo colonizzato, abbiamo causato due conflitti mondiali e siamo stati al centro di una guerra fredda. Adesso, Brexit.

Dopo anni di rinvii, crisi di governo e dimissioni di ministri in lacrime; finalmente lo UK sta per fare il grande passo. Tutto questo però ha suscitato in chi è rimasto alcuni interrogativi, il più importante tra questi sicuramente è: l’UE che fine farà?

Ed ecco gli schieramenti.

Da un lato i c.d. “europeisti”, coloro che credono nel progetto europeo.

Considerata nel suo insieme (senza UK) l’UE sarebbe:

  • Il terzo stato più popoloso al mondo dopo Cina ed India con 450 milioni di abitanti.
  • Il terzo per potenza militare dopo USA e Russia.
  • Il secondo più ricco dopo gli USA con un GDP (PIL) di 14.200 miliardi di dollari, ben 3.200 miliardi in più della Cina.

Tra i tanti esempi, a loro favore vi è da considerare che dall’esterno l’Unione è sempre più vista in modo unitario. La valuta comune, il mercato unico ecc. hanno portato col tempo gli altri paesi a trattare con il blocco di 27 stati membri nel suo insieme, concludendo trattati che considerano i suoi cittadini come soggetti unici destinatari di diritti comuni e soggetti agli stessi doveri.

Tuttavia, nonostante questo crescente “riconoscimento esterno”, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’opposta tendenza proveniente invece dall’interno. Si tratta dell’incremento esponenziale dei partiti antieuropeisti in tutto il vecchio continente, i quali hanno rimesso in discussione la stessa esistenza di quest’Unione, la sua effettiva utilità.

Paradossalmente quindi, mentre il resto del mondo si è protratto sempre più a considerare l’UE come un soggetto unitario ed effettivo, coloro i quali ad oggi non la considerano come rappresentativa degli europei sono una parte degli stessi europei.

Ecco i c.d. “euroscettici”. Fra i tanti esempi, uno dei loro cavalli di battaglia è quello riguardante il deficit di legittimazione democratica delle istituzioni UE, secondo il quale continuando lo spostamento di poteri dagli stati membri a Bruxelles si avrà una diminuzione sempre maggiore alla democraticità del sistema. Argomento da non sottovalutare data l’importanza di questo valore nella nostra società.

Vi sono quindi queste due tendenze opposte, racchiuse nei loro estremi tra chi vuole uno stato federale e chi la dissoluzione del progetto europeo, e comprendenti al loro interno tutto lo spettro di soluzioni di minore intensità. Tuttavia l’una nega l’altra, così questa vicendevole esclusione comporta l’impossibilità di trovare una soluzione condivisibile da entrambe le parti.

La Brexit è stata una bella sveglia. Guardando in faccia la realtà presto o tardi si dovrà scegliere se portare a termine tale progetto o tornare ad una comunità formata da soggetti indipendenti, così com’era all’inizio. Siamo in una fase di passaggio la quale non durerà in eterno.

Il bivio si avvicina sempre più, cosa faremo?

Fonti:

https://www.youtube.com/watch?v=XxutY7ss1v4

https://www.youtube.com/watch?v=h4Uu5eyN6VU

https://it.businessinsider.com/questi-sono-i-25-eserciti-piu-potenti-al-mondo-litalia-e- undicesima-tra-egitto-e-corea-del-sud/