di Giordana Agosta- 

La tratta del mio treno congiungeva due città italiane: da Firenze a Bressanone nel giro di poche ore. Scesi dal treno, eravamo all’interno del territorio italiano: nella parte settentrionale, per carità, ma pur sempre all’interno della Penisola. Tuttavia, quello che succede nel momento esatto in cui metti piede tra le mura cittadine, ti trasporta in un’altra dimensione, della quale capisci subito (che tu venga da nord o da sud) di non far parte. Ebbene sì, in città devi confrontarti con una realtà completamente diversa: tralasciando puntualità e perfezione dei servizi, l’unica lingua che sentirai parlare è il tedesco. Non vi sarà il minimo sforzo da parte dei commercianti, baristi o di qualsiasi altro soggetto che i tuoi occhi incroceranno, di parlare in italiano (nonostante sappiano che tu lo sia) o, quantomeno, una lingua universale come l’inglese (come normalmente succede all’estero). La cosa che più mi ha colpito, è stata entrare in una libreria a due piani e accorgermi come fossero dedicati ai libri in lingua italiana solo 3 scaffali situati in un angolino in fondo al secondo piano, quasi a voler creare una sorta di “ghetto”. Anche a livello scolastico, mentre ci si accorge (parlando con chi, da italiano, vive qui) che fino alle scuole medie il rapporto tra quelle in lingua italiana da una parte ed in lingua tedesca dall’altra sia paritetico, giunti al gradino successivo, i licei o gli istituti professionali a madrelingua tedesca diventano i principali, portando i pochi ragazzi di madrelingua italiana a prendere una scelta difficile, non tanto a livello di simbiosi e convivenza con i loro coetanei di madrelingua tedesca, quanto a livello di apprendimento di una lingua grammaticalmente diversa (anche se in cuor loro sanno che, se vogliono “sopravvivere” si tratta più di una scelta obbligata).  Che questo sia avvenuto e succeda è forse una cosa naturale dato che la popolazione di madrelingua italiana è poco più di un quarto e che, da sempre, gli abitanti del posto sentono forte l’attaccamento al popolo tedesco. Mai come in questo viaggio mi sono sentita fuori luogo, senza un confine ben definito, all’interno di una bolla isolata. Gli abitanti di Bressanone mi ricordano un po’ i francesi (altre persone dalla simpatia alquanto opinabile) la cui cordialità è direttamente proporzionale al tuo livello di conoscenza del francese.