di Giulia Bove – 

Il partito di Erdogan, AKP noto partito politico conservatore definito “partito della Giustizia e dello Sviluppo”, rilancia con una proposta di legge il “matrimonio riparatore”.

Una proposta che, già nel lontano 2016, il partito aveva avanzato con analogo contenuto a seguito della quale si erano scatenate proteste di piazza suscitando, inoltre, una grande indignazione da parte dell’opinione pubblica e che, inevitabilmente, hanno portato alla sua mancata approvazione.

Oggi, a distanza di quattro anni, durante l’assemblea di Ankara in presenza del partito repubblicano, Erdogan ne ripropone l’analisi. Si sofferma sulla norma che andrebbe a scagionare chi è accusato di violenza sessuale solo nel caso in cui decida di sposare la propria vittima, in questo modo “riparando” ed evitando la condanna. Ciò può verificarsi a patto che la differenza di età tra i due sposi sia minore di dieci anni (elemento che distinguerebbe la proposta di legge odierna da quella del 2016). La mossa di Erdogan divide la Turchia portando nell’Ovest del paese dissensi mentre trova appoggio nell’Anatolia e nei meandri del sud est turco.

Fonte di preoccupazione sarebbero poi le possibili conseguenze che deriverebbero dall’approvazione della norma, sia per quanto riguarda l’opinione pubblica ma anche per le molteplici associazioni e movimenti internazionali a difesa delle donne vittime di violenze e abusi sessuali. Conseguenze che andrebbero a incrementare la violenza di genere e il fenomeno delle “spose bambine”, particolarmente diffuso nelle aree più arretrate del paese e che ha registrato nell’ultimo decennio un numero pari a mezzo milione di vittime circa. La legge non dovrebbe in questi casi, come di fatto si verifica, mostrarsi come una scappatoia per coloro i quali abusano sessualmente delle donne, ma al contrario ridurre fino ad estinguere il fenomeno. E chi dice che sia solo il Governo a odorare di marcio?

Dai dati provenienti dalla piattaforma turca “fermiamo i femminicidi” emergerebbe che il fenomeno delle violenze di genere coinciderebbe con il fatto che a partire dal 2009 l’esecutivo di origine religiosa ha smesso di tenere i dati ufficiali; difatti le nozze tra uomini e donne minori non vengono spesso celebrate davanti a pubblici ufficiali, ma soltanto ad autorità religiose locali. Tuttavia le donne turche sembrano mostrare grande forza, coraggio e compattezza nel voler contrastare il fenomeno ed il Sultano Erdogan.

E chi dice che cosi come nel 2016, la popolazione femminile turca non riuscirà anche questa volta a fermare e contrastare l’AKP ed il risoluto Erdogan?