DeliRando

Nella quarantena vi tocca pure questa pena, una rubrica maledetta per festeggiar Pasquetta.

PM&PM: un uomo per tutte le stagioni

Alle 20.30 dello scorso Venerdì Santo, l’Avvocato e Primo Ministro (termine improprio, ma suvvia permettetemi un po’ di essere British) è diventato anche Pubblico Ministero. In diretta, su Rai Uno, il Nostro ha guardato milioni di italiani in faccia e ha fatto nomi e cognomi. Qui si fa sul serio, le opposizioni hanno di fronte uno che non molla, un Premier di Ferro.

Il Presidente, anzi, il Presidentissimo ha ribadito la trasparenza del suo Governo, che non lavora “col favore delle tenere”: abbiamo sbagliato Conte, lui non è il Conte Vlad.

Il pacato e moderato “Giuseppi” è diventato un leone delle Puglie, un colosso a difesa del suo esecutivo.

Nelle vesti di Pubblico Ministero, il Professor Conte è stato grandioso, sono sincero: ho rivisto il Di Pietro di “1992”, magistrale e impareggiabile.

 Come storico non è stato proprio impeccabile. Perché? Nella sua requisitoria, il Nostro ha dimenticato che nel 2012 non era un Governo esattamente di “centro-destra”, seppur con l’appoggio dell’allora PdL, con la Signora Meloni parlamentare di questo partito, ma non ministro.                      Quel governo era il Governo Monti, che tra le molte scelte, scelse anche il MES, con la Gggiorgia, donna-madre-cristiana, che quel giorno non era in Aula. 

Al Nostro mi permetto di ricordare che in quell’esecutivo c’era anche un partito che anche adesso è al Governo, un Partito tricolore e di ispirazione Socialdemocratica. Di chi stiamo parlando?

No, non è Forza Italia, ma il Partito Democratico. 

E la Lega? Beh, era all’opposizione come lo è ora, ma come non lo era l’anno scorso, fino allo strappo del Papeete, quando era al Governo con Premier nientepopodimeno che il Nostro!                                       Il Capitano all’epoca manco era in Parlamento, altro che Ministro dell’Interno e Vice Premier.

Ma bisogna essere comprensivi, non si può chiedere ad un Pm di essere anche uno storico, dopo che si è già fatto Avvocato, Professore, Presidente e Presidente Bis. 

Insomma il Nostro è davvero un uomo per tutte le stagioni, la domanda è: un Tommaso Moro o un Moro e un Tommaso?

Essenzialità: leggere attentamente prima dell’uso.

Nella quarantena è facile sprofondare nei ricordi, ed io sono tentato dalle facilità.

Un ricordo del Liceo, anzi, della Quinta Ginnasio (Secondo Anno di Liceo classico, per gli oi barbaroi), durante la Cogestione (tranquilli non erano gli Anni Settanta, almeno credo): in uno dei “corsi” liberi, presi un microfono e feci una parodia di una canzone di Marco Mengoni: l’Essenziale, che quell’anno era in gara a San Remo. Come è andata a finire? E’ piaciuta la parodia?

Apoteosi: 92 minuti di applausi, con tanto di ovazioni e cori. Poi mi sono svegliato. 

Ebbene oggi questa parola “essenziale” viene ripetuta come un mantra durante la crisi da Corona Virus: tornare all’essenziale. 

Bello, ma che vuol dire?

Il concetto di essenzialità è storicamente relativo e molto legato al contesto sociale, non può essere sempre valido per tutto e per tutti: nel Medioevo era essenziale pregare in Chiesa, rendere grazie a Dio, nelle Roma Antica era essenziale che lo Stato avesse schiavi per fare opere pubbliche. 

Oggi che cosa è essenziale? E soprattutto: chi decide cosa è essenziale per noi? Certamente è essenziale mangiare e bere, ma un tizio che compare spesso sui nostri schermi ultimamente (tuttavia sempre meno del Premier Conte) diceva:” Non di solo pane vive l’uomo.” 

Quindi attenzione a chi profetizza “il ritorno all’essenziale”, perché nel bene e nel male la civiltà Occidentale si è evoluta da quando ha saputo andare oltre l’essenziale, o almeno quello che si credeva essere l’essenziale, prima che sopraggiungessero nuove necessità non ancora conosciute. 

Attenzione: non si deve negare la necessità di sacrifici per evitare il contagio e per combattere il virus, ma non è possibile rinunciare a ponderare e a discutere sull’organizzazione della vita durante e soprattutto dopo la quarantena. 

Il Covid 19 non può toglierci anche la libertà di decidere delle nostre necessità, non vogliamo e non possiamo.

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