di Chiara Verdone-

Il 4 marzo 2015, la Banca Centrale europea (BCE) adottò un programma di acquisto di titoli pubblici su mercati secondari, conosciuto come Public Sector Asset Purchase Programme (PSPP). Si tratta di un programma di acquisto di attività finanziarie annunciato nel 2015 e soprannominato Quantitative Easing. Quest’ultimo è stato adottato con lo scopo di ridurre la deflazione e promuovere una ripresa dell’economia dell’Eurozona.

L’acquisizione di titoli obbligazionari comporta, infatti, una riduzione del tasso di interesse a breve termine. Ciò consente alle famiglie di ottenere, a condizioni più favorevoli, finanziamenti dalle banche.

Il PSPP prevede l’acquisto, da parte delle banche centrali dell’Eurosistema ed in base alla sottoscrizione del capitale della BCE, di titoli di Stato o di debito nei mercati secondari. Nel 2017, la Corte costituzionale tedesca (BVerfG) ha sollevato diverse questioni alla BCE riguardanti il PSPP. In particolare, la Corte ha contestato l’adozione di questo programma in virtù del principio di proporzionalità (dal momento che va ben oltre le competenze della BCE).

Tuttavia, nell’opinione della Corte di Giustizia dell’Unione europea, il programma non viola le competenze indicate nel mandato della BCE dal momento che rientra nell’ambito della politica monetaria e rispetta il principio di proporzionalità. Inoltre, non viola neppure il divieto di funzionamento monetario (art 123 TFEU) dato che la sua adozione non corrisponde all’acquisto di titoli sui mercati primari e non produce neppure l’effetto di sottrarre i paesi membro dal condurre una sana politica di bilancio.

Nonostante ciò, il 5 maggio 2020, la seconda camera della BVerfG ha dichiarato che Governo federale e Parlamento (Bundestag) sono venuti meno agli obblighi imposti loro dalla Legge fondamentale tedesca dal momento che non hanno adottato tutte le misure necessarie a contrastare l’azione della BCE. Per queste ragioni, la Corte tedesca ha ordinato alla Bundesbank di non acquisire titoli sovrani in mercati secondari nell’ambito del PSPP e di proporre un piano per la rivendita dei titoli in portafoglio qualora la BCE non dovesse dimostrare, entro tre mesi ed in modo oggettivo, che le sue decisioni sono compatibili con il principio di proporzionalità.

Tuttavia, i giudici tedeschi condividono il punto secondo cui la BCE non abbia agito in violazione del divieto di finanziamento monetario dei bilanci pubblici e hanno considerato opportuno precisare che questa decisione non riguarda il programma di acquisto dei titoli pubblici e privati durante l’emergenza pandemica (PEPP), votato il 18 Marzo dalla BCE per mitigare la crisi derivante da Covid-19.

La BCE ha preso atto delle considerazioni della Corte costituzionale tedesca. Non è escludibile che la BCE motivi le sue decisioni alla Corte costituzionale tedesca. In alternativa, potrebbe sicuramente condurre il PSPP senza il coinvolgimento della Bundesbank ma ciò lancerebbe, sui mercati finanziari, un segnale politico piuttosto forte.

Non mancano sicuramente le preoccupazioni che questa decisione ha suscitato dal momento che vi è il rischio che anche altre corti nazionali contestino la legittimità del PSPP rallentandolo. L’impatto di questa decisione potrebbe avere ripercussioni sugli equilibri politici degli Stati membri.