Get me Roger Stone

22 Novembre 2000, Contea di Miami: fuori dagli uffici in cui si stanno ricontando le schede elettorali delle presidenziali più folli della storia Americana (Bush contro Al Gore), un gruppo di manifestanti protesta contro le irregolarità che sono state compiute fino a quel momento. I funzionari della Florida, intimoriti da una possibile occupazione dello stabile da parte dei manifestanti, interromperanno il riconteggio lasciando così molte schede non scrutinate. L’esito lo si conosce: George W. Bush diventerà il 43esimo presidente degli USA.

Quello che forse in pochi sanno è che i manifestanti altri non erano che collaboratori e dipendenti del partito Repubblicano inviati direttamente da Washington DC. L’evento venne ribattezzato come la “Brooks Brothers riot”, per il nome del marchio di completi che i manifestanti indossavano.

Ad organizzare la rivolta fu il politico e consulente del GOP Roger Stone, uomo che nella politica statunitense rappresenta da oltre 50 anni il politicamente scorretto. Nel 2017 Netflix ha prodotto un documentario incentrato sulla sua carriera dal titolo “Get me Roger Stone”.

Partendo dalla campagna elettorale di Nixon, suo personalissimo idolo della cui faccia detiene addirittura un tatuaggio sulla schiena, Stone è stato consulente dei Repubblicani e ha svolto a Washington DC attività di lobby per dittatori in Paesi del terzo mondo. Da sempre grande amico di Trump, nel 2016 è stato rimosso dal suo entourage poichè il tycoon temeva che i media lo avrebbero dipinto come un suo fantoccio.

Nonostante la breve descrizione lo faccia assomigliare a un super cattivo Marvel, il suo eclettismo e i suoi modi di fare esagerati ricordano più quello zio un po’ strano, ma a cui in fondo si vuole bene.

Dichiaratosi libertario, ha sempre avuto a cuore battaglie a favore della libertà dell’individuo: verso la fine degli anni ’80 fonda un’associazione repubblicana a favore dell’aborto, apertamente a favore dei “same sex marriage”, sfila annualmente alla parata del pride di New York e si batte per la legalizzazione della marijuana. Nel ’96 perde ogni futura occasione di correre per un ufficio pubblico dopo uno scandalo di natura sessuale: assieme alla moglie aveva messo un annuncio per organizzare un’orgia.

A rendere questo personaggio un elemento fondamentale della politica statunitense è la sua profonda conoscenza dei media e di come usarli per vincere le elezioni.

Famosi sono i suoi “dirty tricks”, capaci di affossare qualunque avversario. Esce dalle regole del dibattito politico con insinuazioni e accuse spesso esagerate o totalmente infondate. Ogni cosa è lecita per vincere.

Per evitare che venissero tolti voti al partito Repubblicano, fece uscire una notizia secondo la quale il conservatorissimo candidato Buchanan avesse un figlio illegittimo, distruggendo definitivamente il Reform Party.

Sua creatura sono i “birthers”, un movimento nato dopo la vittoria di Obama nel 2008 che chiedeva l’esibizione del certificato di nascita del neo-presidente: per essere presidenti in America è necessario essere nati sul territorio statunitense e i partecipanti a questo gruppo erano certi che il luogo di nascita non fossero le Hawaii, ma il Kenya.

I Clinton, su cui ha scritto un libro, sono uno dei bersagli preferiti: mentre Bill molestava un elevato numero di donne, secondo Stone, Hillary le minacciava di morte in caso avessero confessato. Inoltre nel 2016 girava l’America urlando nelle piazze affinchè Hillary Clinton venisse arrestata a causa dello scandalo sulle mail governative rubate.

Servendosi di vecchi slogan (come quello della silent majority o il più celebre “make american great again”), ha giocato un ruolo fondamentale nella vittoria di Donald Trump per la lotta alla Casa Bianca.

Roger Stone rimane un personaggio pericoloso per una democrazia. Crede fermamente nel potere della disinformazione ed appoggia quelli che lui definisce i media alternativi, gestiti da una mandria di complottisti generatori di fake-news, con una spiccata avversione al buon senso che, anche se in Europa non sono molto famosi o vengono ridotti a fenomeni di scarsa importanza, sono più seguiti dei canonici network CBS o NBC.

Di recente Stone è stato al centro del dibattito a causa di alcune controversie giudiziali. Una corte federale americana lo ha giudicato colpevole per essere stato il tramite fra il comitato di Trump, gli hacker russi e Wikileaks. Condannato a scontare una pena di 40 mesi di carcere, l’11 luglio 2020, in un paese piegato dall’epidemia di Covid-19, il presidente gli ha concesso la grazia sollevando proteste soprattutto all’interno dello stesso partito che per mezzo secolo è stato aiutato da una figura – sì-  politicamente scorretta, ma anche antidemocratica.

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