Politically correct: uso o abuso?

di Chiara Verdone-

L’omicidio di George Floyd e le conseguenze dello stesso negli Stati Uniti hanno sollevato nuovamente innumerevoli questioni riguardo il politically correct, che desta non poche problematiche nel mondo del cinema e più in generale, nel mondo artistico.

Riallacciandoci a quanto appena detto, ha creato stupore la rimozione del celebre film “Via col Vento” dal catalogo HBO Max in quanto “rappresentante di stereotipi razziali”, successivamente reinserito nel catalogo.

E’ possibile evidenziare come, da tempo, molte serie tv e film stanno subendo un miglioramento in termini di discriminazione razziale: ne è esempio il fatto che i personaggi di colore dei Simpson non saranno più doppiati da attori bianchi.

Ma quanto gravemente il politically correct incide sulla visione artistica?

L’opera d’arte è figlia di chi la produce ma, nei nostri giorni, anche del periodo storico in cui viene creata. La ricerca dell’equilibrio perfetto nel rappresentare in modo corretto ogni categoria umana, non consente più di apprezzare l’opera nella sua essenza e finisce per rivelarsi del tutto inutile, come nel caso di Star Wars. Inoltre, come affermato da De Silva, non si può certo ritenere che gli inventori del politically correct abbiano raggiunto grande successo facendo riferimento al linguaggio utilizzato dalla società. Ma preme chiedersi, in sintesi, in cosa consiste il politically correct? Cosa rappresenta?

A dare una definizione è sempre il romanziere De Silva, autore di “Certi bambini”, il quale non esita nel definirlo come “un’azione di lifting, un intervento che interessa la superficie delle parole, non scende in profondità. E soprattutto non ha rimosso le questioni reali che stanno dietro al restyling superficiale”.

E allora ecco che il politically correct ha assunto una valenza diversa. Il significato del termine correctness è quello di rendere possibile la libertà di parola, termine finito per poi essere inteso come impedimento al parlare in modo sincero e schietto. In Italia, il politically correct ha influenzato diversi ambiti: a partire da quello medico, dove la parola assistito ha sostituito quella di paziente, fino a quello etnico, dove la parola nero o di colore ha sostituito quella di negro. Si sono venute, così, a formare due fazioni: contrari e favorevoli. Non bisogna mai dimenticare che tra i due estremi, però, c’è sempre una fazione neutra che considera il politically correct come insieme di regole preliminari per una discussione civile in alcuni ambiti e come restrizione della libertà di espressione nel campo artistico. Non resta che chiedersi, a tale punto, cosa rappresenta per noi questa espressione. Comprenderla, fino in fondo, richiede un attento studio ed una certa esperienza. Bisogna, infatti, domandarsi quali vorremmo che fossero realmente gli effetti e l’impatto dello stesso. Nascondersi dietro un forte indifferentismo ed una superficialità lancinante non rende le persone politicamente corrette, anzi, forse, le rende l’esatto opposto.

È pur vero, però, che tutta questa corsa da parte delle major hollywoodiane per arginare il problema potrebbe diventare un’arma a doppio taglio, facendo ricadere il politically correct esattamente nel suo contrario: un estremismo opposto, una rappresentazione della propria realtà limitata che non tende ad assumere alcun tipo di ambiguità per non ledere ed offendere nessuno. L’arte, d’altronde, vive di libertà di espressione assoluta e, se si ha l’intenzione di difendere tale libertà, è opportuno tenere a mente che essa è anche pericolosa.

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