di Elena Mandarà

Ammetto che stavolta trovare le parole giuste non è stato affatto facile. Ammetto che l’emozione di scrivere da oramai direttrice uscente di Iuris Prudentes è davvero forte. Proprio perché trovare la cosa giusta da dire è stato difficile, ho pensato che forse fosse giusto lasciarmi ispirare da quelli che in questi anni hanno condiviso con me la passione per questo progetto. Mi tornano così in mente le parole usate da Valerio in un editoriale di qualche anno fa, in cui parlava dell’orgoglio di tutti quelli che hanno visto il proprio nome stampato nero su bianco sulle pagine di questo giornale. Ecco, il primo dei tanti grazie voglio rivolgerlo non solo a Valerio, ma a tutta la “vecchia guardia” – Cecilia, Giulio, Edoardo – che, accogliendomi quando, in punta di piedi, con la paura e l’entusiasmo tipici dei nuovi inizi, ho deciso di buttarmi in questa grande avventura, mi hanno trasmesso l’orgoglio forte di far parte di questa piccola grande realtà. Quel sano orgoglio e quell’ambizione che negli anni ci hanno permesso di guardare sempre un po’ oltre, di cercare di fare sempre un po’ meglio, che hanno cautamente ma instancabilmente alimentato la fiamma dell’entusiasmo che da 12 anni lega tutti quelli che hanno contribuito a rendere Iuris quello che è.

Sarà un po’ per ironia della sorte, ma l’altra grande ispirazione l’ho avuta da chi verrà dopo di me, Annachiara. Sapevo già che saresti stata la persona più adatta a prendere il mio posto, per la grande determinazione che hai sempre dimostrato e per l’impegno che hai profuso in ogni singolo progetto che abbiamo deciso di portare avanti. L’ulteriore conferma me l’hai data quando, all’ufficializzazione della tua direzione, hai ringraziato ciascuno di noi per averti arricchita. Hai dimostrato di aver colto appieno qual è il valore aggiunto del nostro giornale: le persone. Che Iuris non è soltanto carta stampata, un sito internet o una storia su Instagram. Iuris sono le idee e le opinioni che ogni giorno condividiamo, le critiche e i dibattiti in cui ostinatamente ci buttiamo. È la squadra – l’incredibile, instancabile, insostituibile squadra – che mi ha supportata in questi due anni, rimproverandomi se necessario, incoraggiandomi quando ne avevo bisogno. Iuris è te, Clotilde, Irene, Leonardo, Matteo, Francesco, Alberto, Pierpaolo, Elisabetta e non solo. È l’insieme delle esperienze – belle, brutte, spesso strane – che insieme abbiamo vissuto. È ogni nuova penna che, spero di cuore, proverà la stessa emozione che sto provando io adesso nello scrivere queste parole. Grazie. A tutti quelli che ci sono stati, a tutti quelli che ci saranno. Spero che per voi Iuris possa essere questo: arricchimento. In termini personali, culturali, di esperienza. Ma soprattutto di amicizia. Spero possa essere esattamente tutto quello che è stato per me.

Avere l’onore di guidare Iuris è stato uno dei percorsi più importanti dei miei anni universitari, e chiunque mi abbia conosciuta lo sa bene. Adesso che volge al termine, mi tornano in mente le parole con le quali Giulio si apprestava a lasciarmi il testimone: “non avrei potuto sperare di lasciare Iuris in mani migliori”. Ecco, io non so se sono stata il meglio a cui il nostro giornale potesse aspirare. In cuor mio ho però la certezza di non avere mai risparmiato un briciolo delle mie capacità, del mio entusiasmo e del mio impegno per cercare di ottenere il massimo. Di avere investito il mio tempo e la mia più totale dedizione negli obiettivi che insieme ci eravamo prefissati di raggiungere. Spero di essere stata all’altezza della vostra fiducia.

A te, Annachiara, lascio l’augurio che ormai qui è tradizione e che ho la più totale certezza saprai onorare al meglio: “a cose più alte”!