Modern family: tra finzione e realtà

Quando si parla di serialità, i cinefili si distinguono in due categorie: chi ama le serie tv e chi le disprezza. Io faccio parte della prima categoria, e sono convinto che questo modo di produrre l’audiovisivo non sia soltanto molto valido, ma che abbia anche delle potenzialità notevoli. I detrattori delle serie tv, solitamente argomentano affermando che il mondo seriale non sia altro che un prodotto della moda, volto a un unico fine: accaparrare più pubblico possibile. Diciamo che in parte questi ragionamenti hanno senso, perché è innegabile il ruolo del pubblico nel portare a termine un progetto di questo tipo, che altrimenti non avrebbe i finanziamenti necessari. Ritengo, tuttavia, che quest’idea secondo cui arte e coscienza popolare vadano sempre e comunque in direzioni separate, debba essere sdoganata: se è vero che troppo spesso le grandi produzioni assecondano il gusto temporaneo degli spettatori, è anche vero che questo modus operandi nasconde delle potenzialità che, se utilizzate nel modo corretto, possono davvero creare qualcosa di speciale. Questo è il caso della serie tv di cui intendo parlare oggi, ovvero Modern Family. Qualche tempo fa, avevo portato su questa rubrica una riflessione su Friends e non è un caso che, per una seconda volta, mi trovo a trattare una serie tv comica. Credo, infatti, che la comicità abbia delle peculiarità uniche, che si sposano benissimo con le poc’anzi citate potenzialità del mondo seriale. Possiamo così affermare che serie tv come How I Met Your Mother, Friends e Scrubs, si fanno portavoce di una nozione interessante: il rifugio artistico. Ho già trattato questo concetto in passato, ma oggi intendo approfondirlo ancor di più perché Modern Family lo ha portato a un livello superiore, attraverso un pensiero che si allontana dalla famigerata Friends, da cui tutti prendono ispirazione. L’idea principale di questo show, di conseguenza, non è quella di trasportare lo spettatore in un mondo che lo ripari dagli orrori del mondo esterno, bensì di invogliarlo ad affrontare le difficoltà di tutti i giorni.

Facciamo però un po’ di ordine. Per chi non lo sapesse, Modern Family racconta le avventure di una famiglia allargata, costituita da tre nuclei: i Pritchett, i Dunphy e i Tucker. Gli episodi si svolgono attraverso la tecnica del falso documentario e la maggior parte delle volte mettono in scena l’interazione tra le tre “modern families”. Dopo questa premessa ci sarebbero le argomentazioni per smontare la mia tesi, ovvero quella secondo cui questo show non vuole essere un rifugio artistico. All’apparenza, infatti, non c’è nulla di più efficace di una famiglia per immedesimare lo spettatore in una storia, soprattutto se lo show in questione analizza le varie sfaccettature del rapporto famigliare. Immedesimarsi in una storia, però, non indica necessariamente una fuga, ma anche un’ispirazione.  Sono quindi convinto che l’idea di Christopher Lloyd e Steven Levitan, creatori di Modern Family, non sia quella di costruire un rifugio artistico, ma di valorizzare i rapporti famigliari di ogni essere umano. Così la scelta di non puntare su una narrazione continua e avvincente, ma su racconti spesso autoconclusivi, testimonia la voglia di creare una linea di demarcazione tra i personaggi e lo spettatore. Facciamo però un esempio: chi ha visto la serie tv in questione, si sarà accorto della presenza in molte puntate di monologhi finali in stile Scrubs, volti a riassumere la morale degli eventi narrati, quasi come fossero una parentesi drammatica in una realtà comica. A differenza di Scrubs, tuttavia, in cui i monologhi avevano una funzione dominante perché andavano a concludere la puntata, in Modern Family questi ultimi sono spezzati da un evento buffo, che automaticamente ricatapulta lo spettatore nel genere comico. Proprio questa scelta non è lasciata al caso, perché rappresenta il senso di questa serie: fa bene fuggire dal mondo ogni tanto, ma occhio a non confondere la realtà con la finzione. I monologhi sono, infatti, stupendi e a tratti commoventi, ma questa scelta di non lasciare a essi lo spazio adeguato di incidere sul racconto, testimonia un invito a non prenderli troppo seriamente, perché la vita è più complessa di un episodio da venti minuti. Ogni puntata si trasforma quindi in una brillante riflessione sul ruolo che l’arte ha sulla nostra esistenza e su quanto sia importante non perdere di vista l’Io: le avventure mettono in scena un mondo fittizio e fiero di essere tale. Lloyd e Levitan ci presentano una dimensione che si difende dagli orrori del genere umano, in cui, ad esempio, una coppia di omosessuali può adottare una figlia senza i primitivi pregiudizi sulla morale famigliare e in cui una donna può sposare un uomo più vecchio di lei senza che la gente la additi, senza cognizione di causa, come opportunista. Modern Family pone in essere la ricerca di una realtà in cui i sentimenti sono al centro di tutto e riescono a sopperire a quella malignità che rimane parte costante della nostra specie: poco importa il pensiero delle persone, perché sono i legami a definirci. L’obiettivo di Christopher Loyd e Steven Levitan è quindi quello di aprire la mente degli spettatori e mettere in luce le persone che davvero contano nella nostra vita. I pregiudizi ci saranno sempre e non bisogna mai smettere di combatterli, ma ancor più importante è non permettere che questi influenzino la nostra esistenza. Modern Family non vuole quindi sostituire i rapporti umani, ma vuole far luce sugli stessi. Proprio questa è l’essenza del mondo seriale, ovvero quella di “accompagnare” il pubblico nella vita di tutti giorni, aiutando a migliorarla e non sostituendola. Purtroppo, nell’epoca del binge watching questo concetto si sta perdendo e l’idea di uno strumento per arricchire le nostre vite, sta diventando un modo per sopperire alle insicurezze che pervadono la nostra generazione: in un mondo in cui la nostra essenza è influenzata in modo continuo da futili informazioni, Modern Family ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, valorizzando la “famiglia moderna”.

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