Taiwan: l’isola che non c’è

Taiwan è uno stato insulare de facto, situato a 180 Km dalla Cina e costituito da un gruppo di isole: Formosa, Penghu, Kinmen e Matsu. Nota anche semplicemente come Taiwan, dal nome appunto dell’isola principale, essa venne denominata inizialmente Formosa (“bella”) dai portoghesi, che furono i primi a raggiungere l’isola nel 1517. 

La nazione di Taiwan conta 23 milioni di abitanti, governati da una democrazia piena e di fatto. Tuttavia, essa esiste sulla carta come tale solo per una manciata di paesi, piccoli e poveri (tranne il Vaticano), non essendo riconosciuta quest’ultima, infatti, né dalla Repubblica Popolare Cinese (ossia la Cina continentale) né dagli altri quattro membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Francia), nonché dal Canada e dagli altri stati dell’Unione Europea. 

Taiwan è stata definita “the most dangerous place on earth” dal numero di Maggio 2021 dell’Economist. Il settimanale ha infatti di recente dedicato una copertina alla cosiddetta “provincia ribelle” rivendicata dalla Cina, ma che fino ad ora ha tenuto salda la sua indipendenza proprio perché spalleggiata dall’America. Nella ricostruzione grafica presente sulla copertina dell’Economist l’isola appare al centro di un radar, esattamente a metà strada tra due flotte navali, quella cinese ad ovest e quella americana ad est. 

Appare chiaro quindi che il futuro di Taiwan è appeso ad un filo, e che non si possa escludere l’ombra di una guerra tra Washington e Pechino. Una guerra che potrebbe estendersi su larga scala coinvolgendo altri attori globali e che nel peggiore degli scenari potrebbe gettare le basi per una terza guerra mondiale.

Per capire a pieno le questioni del presente è necessario guardare al passato. Nel 1949 Mao Zedong fondò la “nuova Cina” ovvero la Repubblica Popolare Cinese, e i nazionalisti del Kuomintang sotto la guida del generale Chiang Kai-shek, fuggirono a Taiwan. Da quel momento in poi nacque la Repubblica di Cina (l’odierna Taiwan), uno stato che si è subito proclamato indipendente, ma che fin dall’inizio è stato considerato dall’“altra Cina”, quella continentale, parte integrante del proprio territorio. 

Ad oggi la questione è ancora irrisolta e Taiwan sembra essere prossima a diventare una vera e propria polveriera. Gli Stati Uniti temono ormai di non riuscire più a dissuadere la Cina dal conquistare l’isola, il governo cinese infatti continua a sottolineare l’esigenza di unificare i territori sotto l’egida di un unico governo. Le autorità di Taiwan, al contrario, concordano che la loro Isola sia parte integrante della Cina, ma non della Repubblica Popolare Cinese. In tutto ciò l’America ha fino ad ora protetto Taiwan da un eventuale aggressione cinese, ma ora la superiorità militare potrebbe spingere Xi Jinping ad usare la forza per riprendersi l’isola. 

Wang Yi, viceministro degli affari esteri cinesi ha infatti, in una recente conferenza stampa, messo in guardia l’America dall’intervenire in un eventuale scontro tra Cina e Taiwan, insinuando che la Cina sarebbe pronta a ricorrere alla forza militare. Ha aggiunto, inoltre, che Taiwan è una parte “inalienabile” del territorio cinese e i due lati dello Stretto “saranno riunificati”.

Appare chiaro dunque che per Taiwan sia arrivata la resa dei conti e che gli Stati Uniti dovranno risolvere la questione taiwanese, evitando, nel migliore degli scenari, lo scoppio di una guerra, che potrebbe coinvolgerci più di quanto pensiamo.

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