Bonus psicologo: l’ultimo emendamento al d.l. Milleproroghe

Dopo la bocciatura nel mese di dicembre, il “bonus psicologo” è stato approvato questa notte intorno alle ore 2 dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera con un emendamento inserito all’interno del decreto-legge Milleproroghe (dl n. 228/2021).

Il testo definitivo del Milleproroghe chiarirà risorse e funzionamento di questo contributo. Il decreto statuisce anche con riguardo a molti altri temi: assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, giustizia, scuola, abilitazioni professionali, sanità, patente di guida, fondo di solidarietà comunale, cassa integrazione e aiuti di Stato.

Le risorse stanziate con il c.d. “bonus psicologo” saranno messe a disposizione degli italiani, senza distinzioni d’età, a seguito di prescrizione medica e di diagnosi del disagio. La forma del contributo probabilmente sarà quella di un voucher. Ulteriore requisito per accedere al sostegno è un Isee inferiore ai 50mila euro. I 10 milioni stanziati affiancano un analogo finanziamento previsto dalla legge di Bilancio per i servizi di salute mentale.

La relazione tecnica che accompagna il provvedimento spiega che, considerando che una tariffa media di una seduta di psicoterapia presso uno specialista privato si attesta sui 50 euro, con 600 euro sarà quindi possibile seguirne 12. La misura potrebbe riguardare circa 16mila persone che soffrono di un disagio psicologico o problemi di salute mentale.

I dati raccolti dal Sistema informativo per la salute mentale (Sism) permettono di distinguere i malati mentali per patologie, ciò evidenzia le disparità di genere: la depressione è una patologia quasi integralmente femminile con cifre quasi doppie dei casi al maschile (48 contro 29 ogni 10.000 abitanti), i pazienti uomini, invece, risultano più frequentemente affetti da schizofrenia, disturbi di personalità, abuso di sostanze e ritardo mentale.

Oggi i trattamenti previsti per le malattie mentali si dividono in due principali categorie di trattamenti: somatici e psicoterapeutici. 

I trattamenti somatici prevedono la prescrizione di farmaci, terapia elettroconvulsivante e altre terapie volte a stimolare il cervello (tra cui la stimolazione magnetica transcranica e la stimolazione del nervo vago).

I trattamenti psicoterapeutici comprendono la psicoterapia (individuale, di gruppo o familiare e di coppia), le tecniche di terapia comportamentale (come le tecniche di rilassamento o la terapia di esposizione) e l’ipnoterapia. 

La rete dei sevizi psichiatrici comprende Centri di salute mentale, centri diurni e strutture residenziali. Il primo soggetto a cui rivolgersi resta però il medico curante, che inviterà poi il paziente ad affidarsi ad uno psichiatra o ad un neurologo specializzato.

Nel 2017 il presidente della Società italiana di psichiatria (Sip) Enrico Zanalda diceva: “In Italia si investe solo il 3,5 per cento del budget della sanità per il settore della salute mentale, a fronte di medie del 10-15 per cento di altri grandi paesi europei. Questo significa lasciare sguarniti di personale i servizi, che attualmente hanno un deficit di operatori che va dal 25 al 75 per cento in meno dello standard”. È alla luce di questo intervento e dei dati, ancora più preoccupanti a seguito della pandemia (una ricerca pubblicata sul British Medical Journal afferma che i guariti COVID hanno il 60% in più di probabilità di sviluppare disturbi mentali), che va inquadrato quest’ultimo, e speriamo solo iniziale, emendamento a favore del benessere emotivo e psicologico dell’individuo.

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