Le diaspore per conoscere il mondo: intervista al Prof. Marco Francesco Mazzù

La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa grande.” Hans-Georg Gadamer

Nell’ultimo anno il mondo si è rinchiuso nella sicurezza delle proprie case, per far fronte all’emergenza sanitaria più grande degli ultimi tempi. La nostra università, invece, attraverso lo schermo dei nostri pc, si è aperta al mondo, mirando ad orizzonti globali e sostenendo l’internazionalizzazione. Insieme all’associazione Le Reseau, la Luiss ha creato il Programma Diaspore: un ciclo di appuntamenti in italiano, inglese e francese. 

Per l’occasione, il Prof. Marco Francesco Mazzù, Recruiting Leader e docente di Marketing e Digital dell’Ateneo, ci racconterà l’importante significato delle diaspore e della condivisione delle conoscenze.

Come prima cosa vorrei chiederle cos’è il Programma Diaspore e quali sono i suoi obiettivi?

Il Programma Diaspore nasce seguendo la vision dell’Ateneo. Come forse saprete l’Ateneo ha approvato, a dicembre dello scorso anno, il nuovo piano strategico, nel quale ha ben chiarito la vision, cioè il mondo che noi immaginiamo, pensiamo, speriamo: il futuro è e sarà alimentato da una serie di cambiamenti prodotti da intersezioni di saperi, culture, conoscenze, responsabilità, passioni. All’interno di questo quadro, l’Università è il posto dove sperimentare il cambiamento e la discontinuità, con lo scopo di costruire un futuro sostenibile, inteso non solamente in termini green, ma anche incentrato su valori come la responsabilità, la condivisione, e un forte senso di comunità. Questo è il sistema all’interno del quale ci muoviamo. 
L’ateneo è impegnato a creare un ambiente multiculturale sotto varie traiettorie. Una di queste è aumentare il numero degli studenti internazionali, in quanto è solamente attraverso questa connessione con altre culture, altri studenti, altre modalità di pensiero, che si compie un avanzamento. Difatti nell’ultimo anno abbiamo visto triplicare il numero di domande di ammissione da parte di studenti stranieri, così come anche il numero di studenti ammessi all’interno della LUISS. Ovviamente sono numeri ancora in fase di consolidamento e crescita. 
Esiste una funzione LUISS che si chiama International Orientation, il cui compito è favorire l’interessamento degli studenti stranieri nei confronti dell’Ateneo. Il Programma Diaspore nasce all’interno dell’International Orientation, per incrementare la possibilità di avere dei profili di paesi emergenti, in un’ ottica di formazione e condivisione delle conoscenze. 
Le diaspore sono storicamente un fenomeno molto importante: sono le comunità che hanno già preso forma all’interno di un paese e rappresentano una specie di ponte culturale per lo sviluppo economico nei due sensi. 

La diaspora storicamente è un avvenimento frequente: l’uomo per natura tende a spostarsi e a comunicare con altre comunità. Secondo lei, attraverso questo progetto, si potrebbe contribuire ad una nuova narrativa dell’immigrazione?

Questo è certamente un obiettivo. La modalità operativa con cui stiamo portando avanti il Progetto è una serie di webinar, a cui partecipano istituzioni, professori della nostra università, rappresentanti delle diaspore, esperti di questi fenomeni.
Spesso c’è una limitata awareness sul fenomeno e sul potenziale di scambio che può essere garantito. 
In uno dei precedenti webinar, qualcuno che raccontava di una narrativa consolidata secondo la quale ci si reca in altri Paesi con l’ottica di aiutare qualcuno in difficoltà. La narrativa strutturale in cui si deve arrivare in maniera progressiva è quella di uno scambio alla pari. Ad esempio, se prendiamo l’Africa, si parla spesso di “un’unica Africa”. In realtà sono presenti diverse aree con diverse influenze culturali molto caratterizzanti e molto anche complementari. Invece, proprio per questo, si dovrebbe essere più specifici. 
La possibilità di avere una maggiore awareness, una maggiore consapevolezza, sul tema di cui si sta parlando, dovrebbe portare un generale miglioramento sul tema della narrativa.

Che ruolo ha il progetto nell’incrementare la cultura della diversità nella formazione degli studenti della LUISS? 

Come ho già detto tutto parte dalla vision dell’Ateneo. Ma se ci stacchiamo da quest’ultima, e ci avviciniamo ai dati derivanti dalle analisi dei ricercatori di una serie di aziende specializzate, ci accorgiamo come la cultura della diversity e dell’inclusione sociale è fondamentale per migliorare la performance di breve e di lungo periodo delle aziende. La società di consulenza Mckinsey, ha studiato per 5 anni delle aziende in 15 paesi, e dagli studi sono risultate delle differenze di performance correlate alla presenza di diversity. Le aziende con maggiore diversity garantivano delle performance più elevate, circa il 12% in più rispetto alle altre. La diversità è quindi fondamentale, perché, se ben gestita, consente di migliorare l’humus sociale, economico, ed anche l’humus delle comunità all’interno delle quali opera l’azienda. 
Dal punto di vista operativo, tutto questo vuol dire che avere un ambiente più ampio può essere non solo un grande beneficio per il nostro Ateneo, ma può anche causare uno spillover, un effetto alone all’interno della comunità italiana, in cui abbiamo più di 2100 “comunità di diaspore”. 
È importante portare una narrativa positiva e creare un evento positivo per gli studenti che decidono di iniziare un percorso accademico in LUISS. Il risultato a cui miriamo è quello della brain circulation: gli studenti arrivano in Italia, si formano in LUISS, proseguono la loro traiettoria in aziende importanti a livello internazionale oppure ritornano, anche dopo un percorso internazionale, nel paese d’origine per portare le migliori competenze. Questa circulation di talenti e di competenze dovrebbe portare allo scambio culturale e al miglioramento complessivo delle due parti.

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